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(23.01.2005) Undici
persone, otto pakistani e tre imprenditori edili italiani,
sono state arrestate con l'accusa di associazione per
delinquere finalizzata all'ingresso clandestino sul territorio
italiano di extracomunitari, falso in atto pubblico e
falsificazione di documenti necessari per la sanatoria
prevista dalla legge Bossi-Fini. Gli inquirenti hanno definito
l'organizzazione una vera e propria catena di produzione della
clandestinità, che aveva inizio nei paesi d'origine dei
malcapitati, Pakistan, India e Bangladesh, e proseguiva
per le rotte del Mediterraneo, attraverso la Grecia, per
approdare in Italia, a Genova e a Malpensa. Almeno cento i
clandestini falsamente regolarizzati nella nostra provincia,
anche se gli inquirenti sospettano che si tratti di un giro
molto più ampio. Una volta arrivati a Varese venivano presi in
consegna dagli emissari dall'organizzazione e sistemati in
appartamenti, dislocati tra Varese, Cairate e Luvinate, dove
le donne, in ossequio alla regola musulmana, venivano
rigorosamente separate dagli uomini. Per il viaggio e per il
falso permesso ciascuno di loro sborsava in media 10
mila euro, divise in tranche: la prima veniva pagata nel paese
d'origine, il resto a rate nel paese "di accoglienza". I
malcapitati vivevano di espedienti, lavoretti saltuari e mal
pagati, per poter tirare avanti in attesa della agognata
regolarizzazione. Per tutti loro, in quanto hanno rilasciato
dichiarazioni false per ottenere la sanatoria, scatterà il
decreto di espulsione.
L'indagine, coordinata
dal sostituto procuratore Francesco Paganini, è stata condotta
congiuntamente dalla squadra mobile di Varese e dal comando
provinciale dei carabinieri, anche se in origine erano due
inchieste distinte. I militari dell'Arma, infatti, stavano
indagando su un'aggressione avvenuta nel giugno dello scorso
anno a Tradate. In quell'occasione un cittadino
pakistano era stato malmenato e sfregiato. Si trattava di un
chiaro avvertimento dell'organizzazione per una rata non
pagata. Quel primo episodio aveva portato all'individuazione
di tre pakistani, nelle cui abitazioni venivano trovati
documenti falsi, alcuni ancora non compilati e incompleti di
foto, pronti per essere utilizzati. Nel frattempo la squadra
mobile di Varese stava indagando su alcuni imprenditori edili,
che avevano presentato un numero abnorme di richieste di
sanatoria, troppo alto rispetto al volume della loro attività
imprenditoriale. Le due indagini si sono così incrociate,
portando alla scoperta dell'intera organizzazione, in cui in
tre italiani avevano un ruolo organico e tutt'altro che
marginale. «Questa brillante operazione congiunta - ha
commentato il procuratore della Repubblica, Giovanni
Pierantozzi - smentisce per l'ennesima volta la diceria
che Polizia e Carabinieri si muovano sempre
separatamente». |